LA SICUREZZA PRIMA DI TUTTO

Parola d’ordine: sicurezza.  Solo così è possibile offrire  alla clientela un servizio d’eccellenza senza incorrere in eventuali sanzioni.

Il margine di errore è pari a zero. La regola è seguire normative e leggi emanate a livello nazionale, regionale e comunale per quanto riguarda apparecchiature, cosmetici, materiali per l’allestimento delle cabine e molto altro. Con la consulenza di Nadia Galli, presidente CNA Benessere & Sanità di Como e Provincia e titolare del centro Nadia Galli Benessere a Como, scopriamo tutto quello che c’è da sapere per aprire un centro estetico a norma di legge e garantire sicurezza per se stesse, per i propri clienti e collaboratori.

I macchinari sono entrati a pieno titolo nel menu trattamenti di numerosi saloni di estetica. Come gestirli al meglio?
Nel dicembre 2015 è stato approvato il Decreto ministeriale n. 206, attuato nel gennaio 2016, che fornisce un elenco completo di tutte le apparecchiature ad uso estetico, illustrate dalla scheda numero uno alla numero 23. Qui, si trovano le caratteristiche tecnico-dinamiche dei device, meccanismi di azione, modalità di esercizio, cautele d’uso, precauzioni igieniche e i dispositivi di protezione per l’operatore, ad esempio, guanti, occhiali e mascherine. Seguendo queste indicazioni non si può sbagliare. Ci sono poi alcune avvertenze particolari per quanto riguarda laser e luce pulsata che necessitano più attenzione, per sé e per la cliente. Inoltre, è importante anche sapere leggere la scheda tecnica del macchinario fornita dal produttore, che deve essere conservata e mostrata in caso di ispezione da parte dei NAS, Guardia di Finanza e Asl.

Come sterilizzare, invece, pinze, frese e altri strumenti?
Nell’obbligo di diligenza del titolare ci sono anche le regole dettate dalla normativa in tema di sicurezza e igiene sul lavoro (n°626/94) e dalle norme igienico-sanitarie dei regolamenti comunali, per evitare i rischi di infezioni crociate. Il protocollo di sterilizzazione deve poi essere stilato dalla titolare e condiviso da tutto il personale.
Il top è l’utilizzo dell’autoclave, ma vanno altrettanto bene forni a calore secco (180°C), oppure i metodi chimici, come l’impiego di una soluzione a base di acido peracetico, un dispositivo medico attivo per virus (HIV-AIDS-epatite B/C), spore, batteri e funghi. Dopo questi procedimenti, ogni “attrezzo di lavoro” deve essere imbustato e sigillato fino al prossimo utilizzo.

Quali sono i prodotti che devono essere monouso?
Tutto il possibile deve essere monouso e/o usa e getta, dalle spugnette, fascette, cuffiette e tanga ai lenzuolini per il lettino. Se, per esempio, utilizziamo delle salviette in spugna bisogna portarle in lavanderia per una disinfezione e lavaggio
ad alta temperatura con prodotti specifici. Gli asciugamani puliti devono essere tenuti rigorosamente separati da quelli sporchi e chiusi in una busta o in un armadio. 

Ci parli della conservazione del cosmetico.
Il mio consiglio alle colleghe è scrivere sul tubetto o sul vasetto in uso in cabina la data di apertura. La Comunità Europea nel 2009 ha emanato un regolamento che mette nero su bianco come deve essere conservato il prodotto e con la dicitura PAO (Period after Opening – periodo dopo l’apertura) indica per quanto tempo è possibile utilizzarlo dalla prima applicazione. E poi, affidiamoci al buonsenso, tenendo lontano i nostri skincare da luce e fonti di calore, ma facciamo attenzione a quelli che devono essere messi in frigorifero.

E per quanto riguarda i materiali con i quali devono essere arredate le cabine?
Anche in questo caso c’è un regolamento comunale che deve essere consultato prima di aprire un’attività, nel quale sono presenti tutte le norme per impianti di luce, di areazione, ampiezza delle cabine e altro ancora.

Come si devono pulire le superfici?
È possibile acquistare i detergenti dai rivenditori presso i quali già si acquistano disinfettanti e sterilizzanti, che commercializzano prodotti con determinate caratteristiche. Oppure comprare quelli del supermercato, ma occorre procurarsi la relativa scheda tecnica, da potere esibire su eventuali richiesta della Asl locale o di altri organi ispettivi. Inoltre, durante l’utilizzo di questi detergenti, è obbligatorio indossare sempre dispositivi individuali di sicurezza adeguati, come guanti e mascherine, per proteggere cute e vie respiratorie.

Cosa consiglia per tutelarsi da furti e atti vandalici?
È possibile stipulare polizze assicurative con un massimale ad hoc in rapporto al fatturato e al target di clientela, nella quale deve essere riportata la responsabilità civile per la cliente e titolare/collaboratori e rimborsi in caso di furto, incendio e danni vari. È poi consigliato esporre in ogni cabina una liberatoria con la dicitura: 

“La Direzione, non svolgendo alcuna attività di custodia, declina ogni responsabilità e non risponde ad alcun titolo per smarrimenti di valori introdotti all’interno del centro”.

Qual è la situazione, ad oggi, in materia di sicurezza?
Come in ogni settore, c’è chi lavora bene e chi no. A mio parere, l’unica via per raggiungere l’eccellenza è puntare sulla formazione.  
Le estetiste frequentano quattro anni di scuola, con la possibilità di seguire un quinto anno e poi corsi universitari. Se dovesse passare la modifica della legge 1/90, con l’ulteriore specializzazione in “socio-estetica”, per lei si aprirebbero le porte anche di ospedali e centri per anziani, facendola diventare una figura che opera in campo sociale, per migliorare la qualità di vita di soggetti deboli o in condizioni di fragilità, basti pensare alle pazienti oncologiche. Più la formazione aumenta in termini di ore e di qualità e più si innalzeranno professionalità e responsabilità. Senza dimenticare che è il mercato che attua una selezione, grazie all’ampia offerta di istituti presenti sul nostro territorio e a una clientela sempre più attenta e informata. 

Simona Lovati

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